| Il recupero dati ovvero data recovery, in informatica, consiste nel recupero di dati da supporti di memoria quando risultano danneggiati, corrotti o accidentalmente cancellati.
Nel campo delle indagini giudiziarie, il recovery consiste nel recupero di materiale precedentemente transitato e/o cancellato, su computer di persone sottoposte ad indagini (vedi Analisi PC).
I supporti di memoria che possono essere sottoposti a recupero sono in pratica tutti i supporti di memorizzazione dei dati:
1. Hard Disk;
2. Pen drive;
3. Schede di memoria;
4. Floppy, CD e DVD.
La perdita dei dati può essere dovuta essenzialmente a due fattori:
- Cancellazione accidentale e/o involontaria;
- Danni fisici al supporto.
Cancellazione accidentale e/o involontaria
La cancellazione accidentale è quella più diffusa. Questo tipo di perdita dati di solito è legata al sistema di memorizzazione o a un errore dell’utente e non comporta un difetto fisico del supporto che continua a funzionare normalmente. Molteplici le cause che possono causare questo tipo di perdita, legate molto al tipo di supporto. In generale è buona regola essere sicuri di avere salvato i dati operare con calma e pazienza.
Il recupero dati in questo caso è alla portata di tutti gli utenti dotati di buona volontà. In commercio si trovano software dedicati a questo tipo di inconveniente molto efficienti e facili da usare, citiamo EasyRecovery, software shareware che utilizzo personalmente e che ritengo molto soddisfacente.
Danno Fisico
In caso di danno fisico è raro che un intervento software sia risolutivo. Il danno fisico di solito si manifesta con blocchi della lettura, impossibilità completa di accesso al supporto, rumori anomali, bruciatura di componenti.
Usualmente, gli interventi volti al recupero non sono alla portata dell’utente comune. Il recupero è possibile in ditte specializzate dotate di attrezzature specifiche e laboratori dotati di ambienti protetti (camera bianca).
Nel resto della guida ci occuperemo in particolare degli hard disk!
Gli hard disk memorizzano i dati su uno o più piatti magnetici racchiusi in un contenitore metallico in cui l’aria presente viene altamente filtrata. I dati vengono letti e scritti sui piatti in rotazione da testine magnetiche che operano sulle due facce dei piatti, volando a pochi nanometri dalla superficie. Il tutto è comandato da un’elettronica di controllo.
Si intuisce che un disco rigido è un supporto molto complesso, ed anche quello con più grande capacità di memorizzazione, giunta al terabyte.
Il danno fisico e conseguente perdita di dati su un hard disk può manifestarsi a carico dei suoi vari componenti e quindi:
1. Problemi all’elettronica di comando, comprendente CPU, driver del motore, logica di lettura dei dati, preamplificazione dei segnali provenienti delle testine, attuatore del movimento del braccio di lettura;
2. Problemi nel firmware presente nell’elettronica di controllo;
3. Problemi nelle testine di lettura;
4. Problemi nel motore di rotazione dei piatti;
5. Problemi nei piatti magnetici.
Per effettuare il recupero dati è necessario rimettere il disco rigido in condizione di funzionare anche momentaneamente. Ciò può essere ottenuto mediante la riparazione o sostituzione di alcuni componenti .
Un primo tentativo può essere provare a sostituire l’elettronica di controllo. Successivamente si potrebbe provare a rimuovere i piatti magnetici e inserendoli in apposite macchine hardware cercare di estrarne il contenuto bit a bit.
In linea di massima ne consegue che il recupero dei dati può essere effettuato solo da personale competente o ditte specializzate che posseggano un’adeguata attrezzatura elettronica, strumenti meccanici di alta precisione, hardware e software dedicato per la riprogrammazione del firmware e soprattutto un ambiente sterile (camera bianca) in cui aprire il supporto senza correre il rischio che della polvere cada sui piatti magnetici vanificando ogni tentativo di recupero.
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